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Sommario delle recensioni: Sezione Libri
G. Lakoff, La libertà di chi?, Codice edizioni, 2008F. Rampini, La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo, Mondadori 2007R. La Valle, Se questo è un Dio, ed. Ponte delle Grazie, 2008.
A. Angela, Una giornata nell’antica Roma. Vita quotidiana, segreti e curiosità, Mondadori 2007
Sezione Riviste R. Carlini, Lauree brevi e molto inutili, L’Espresso n.20 del 22 maggio’08, pp. 78-84. G. Lakoff, Il sogno di Obama, L’Internazionale, n. 738, pp. 41-45AA.VV., La protesta del pane fa il giro del mondo, L’Internazionale n. 11-17 aprile 2008, pp. 20-21N. Okonjo-Iweala, A consuming need, Time, May 19 2008, p. 31G. Keeley, J. Burke e T. Kington, L’Europa ha paura del futuro, L’Internazionale, n. 746, pp. 20-23Y. Sánchez, La vita senza Fidel, L’Internazionale, 24-30 aprile 2008, pp. 44-46C. Desmond, F. Haffajee, L’apartheid infinito, L’Internazionale n. 741, pp. 52-53AA.VV., La speranza brasiliana”,L’Internazionale, 30 maggio/5 giugno 2008, pp. 52-56.A. Gilioli, Anche tu sei su You Tube, L’Espresso n. 13, pp. 48-51AA. VV., Quattro giorni per rifare il mondo, L’Internazionale n. 742, pp.44-47
Sezione QuotidianiL. Maffei, La febbre del Pianeta, Il Messaggero, 30/06/08, p.19AA. VV., I giovani preferiscono Internet e i cellulari, ma leggono anche i libri, www.lastampa.it, 9/06/08A. Cassese, È un macigno sulla strada della moratoria, La Repubblica, 17 aprile 2008, p. 17AA.VV., “No al reato di clandestinità” Le Nazioni Unite criticano l’Italia, www.lastampa.it, 3/06/08AA.VV., La Francia taglia internet ai "pirati". Sul web i nomi di chi scambia file, 18/6/08 http://www.repubblica.it/
Segnalazione iniziativa: Il Circolo dei Lettori, www.circololettori.it
LibriG. Lakoff, La libertà di chi?, Codice edizioni, 2008George Lakoff, docente di linguistica alla Berkely University in California, è considerato negli Stati Uniti il punto di riferimento più accreditato dell’area politica progressista che si identifica nella candidatura di Barack Obama. Nel libro che qui presentiamo Lakoff si propone di ridefinire i termini del dibattito politico, a partire dal concetto di libertà, declinato dalla prospettiva progressista. In particolare l’autore utilizza come criteri interpretativi della realtà politica due interessanti diadi distintive. La prima è quella tra genitore premuroso e padre severo, metafore rispettivamente del pensiero progressista e di quello conservatore; la seconda è la distinzione tra causalità lineare e causalità sistemica, la prima caratteristica della cultura repubblicana, la seconda di quella democratica. Alla luce di queste polarità Lakoff sviluppa un’analisi della realtà socio-politica americana e delle diverse forme di libertà (economica, politica, religiosa) in essa espresse dalle due culture che attualmente si fronteggiano in questa fase pre-elettorale della società statunitense. Quando le argomentazioni hanno un carattere applicativo e si avvalgono di esemplificazioni concrete, risultano molto convincenti. Viceversa le elaborazioni di natura teorico-concettuale, nella loro apprezzabile perspicuità, inducono talvolta il dubbio di una eccessiva semplificazione: in ogni caso, un libro di grande interesse per chi segua con partecipazione la dialettica politica americana e ne voglia capire i fondamenti. (g.g.)
F. Rampini, La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo, Mondadori 2007Segnalo volentieri questo libro di Federico Rampini, inviato del quotidiano La Repubblica. Il racconto che fa dell'India mi ha profondamente affascinato. L'autore affronta il compito che si è dato con un incedere sobrio e al tempo stesso poetico, facendo del racconto e del breve excursus storico una tecnica narrativa di grande efficacia. Il suo obiettivo è quello di fotografare la condizione dell'India oggi, con le tante contraddizioni e potenzialità che essa contiene. Ho trovato fra le pagine del libro moltissimi spunti di riflessione, in grado di delineare un'immagine di questa regione lontana dagli stereotipi presentati dai media e ricca di dettagli e colori, complessa eppure sempre godibile. Attraverso i diversi capitoli Rampini è riuscito, a mio avviso, a fornire al lettore una preziosa finestra per scrutare un mondo che diventerà sempre più importante in futuro, per tutto noi. Articolandosi dal capitalismo alla religione, dall'imponente crescita demografica alla gestione e alla composizione dei conflitti, dalla storia della nazione fino alla sua organizzazione sociale questo testo mi ha consentito di avvicinarmi ad un mondo così diverso dal mio superando gli ostacoli culturali e di conoscenza che altrimenti avrebbero certamente compromesso la mia capacità di comprensione. Insomma, lo consiglio davvero a tutti. (m.ma.)
R. La Valle, Se questo è un Dio, ed. Ponte delle Grazie, 2008.Questo volume è stato di recente presentato nelle librerie alessandrine e pone il lettore di fronte a un interrogativo difficile, che è stato oggetto di studio, ricerca e approfondimento per secoli. Dalla presentazione del libro: “La felicità è rara e il futuro incerto. Sempre più difficile sembra vivere insieme. Nei rapporti internazionali è tornata la guerra. Per uno che si libera, molti vengono oppressi. La ricchezza cresce e i poveri aumentano. E Dio dov’è? La società di oggi non se lo chiede neppure; i laici discutono molto sulla Chiesa, la Chiesa discute molto sull’embrione, ma in questo dibattito c’è un assente, ed è Dio. Infatti per molti non esiste, per gli altri bisogna fare “come se Dio non ci fosse”, Però la domanda è rimasta da quando, dinanzi a un ragazzo appeso alla forca nel campo di Auschwitz, qualcuno chiese: “Ma Dio dov’è?”. I nazisti, come molti altri persecutori nella storia, avevano detto che Dio era con loro. Fu allora che risuonò il grido: “Considerate se questo è un uomo”. Infatti, quando Dio è in cattive mani, l’uomo è perduto.” (d.fa)
A. Angela, Una giornata nell’antica Roma. Vita quotidiana, segreti e curiosità, Mondadori 2007Chi non ha mai sognato di vivere almeno per un giorno nel passato? Ecco un libro che farà la gioia degli amanti dei viaggi nel tempo, un salto nella Roma del 115 d.C., per seguire, ora dopo ora, una “giornata tipo” dei nostri illustri antenati. Un viaggio affascinante nella città eterna al culmine della sua potenza con una guida d’eccezione: Alberto Angela. Perdendosi tra case e negozi della Roma popolana, l’itinerario tocca le insulae, quartieri occupati da caseggiati a sviluppo verticale, veri e propri grattacieli ante litteram, che raggiungono altezze ardite per l’epoca. Il lettore viene condotto in queste antiche banlieu, dove brulica un’umanità variegata, fatta di schiavi impiegati nei lavori più disparati, portinai ex legionari intenti a sedare le risse degli inquilini, amministratori di condominio alle prese con affitti e subaffitti e personaggi dediti a traffici di ogni sorta. Non potevano mancare poi le descrizioni dei Fori, centri della vita economica e politica cittadina, del Colosseo, delle terme e del circo, per seguire da vicino le imprese dei mitici gladiatori. Piccole curiosità e grandi scoperte convivono in una descrizione appassionata, che si appoggia su dati e studi storici rigorosi. (t.g.)
RivisteR. Carlini, Lauree brevi e molto inutili, L’Espresso n.20 del 22 maggio’08, pp. 78-84. Su questo numero dell’Espresso si discute sullo stato dell’Università in Italia, con particolare riferimento alla validità delle lauree brevi: si tratta di un tentativo di bilancio della riforma inaugurata nel 2000. Il titolo dell’articolo “Lauree brevi e MOLTO INUTILI” è già indicativo della tesi generale dello scritto, ma occorre avvertire che – come spesso accade – la titolazione non è del tutto coerente con il contenuto del testo. L’autrice intervista persone ritenute autorevoli – il direttore di Almalaurea, alcuni docenti, esponenti del mondo delle imprese - e produce alcune tabelle statistiche (la cui fonte è sempre Almalaurea) da cui si evincerebbe che il ciclo breve ha di poco abbassato la dispersione scolastica; che la maggioranza dei laureati triennali (82%) prosegue nel biennio di specializzazione; che sommando i tempi di percorrenza del triennio e del biennio, il tempo totale di percorrenza non è più breve di quello delle lauree pre-riforma. Inoltre si sostiene che c’è diffidenza nel mondo delle imprese nei confronti della laurea triennale, e che i tassi di disoccupazione dei nostri laureati sono tra i più alti d’Europa. E, da ultimo, che l’istituzione Università è interessata a trattenere gli studenti, perché se frequentano e pagano, attraggono finanziamenti. Allegria!Una requisitoria ancora più dura (e a mio avviso superficiale) sull’Università, è quella di Pietro Citati su Repubblica del 20 maggio: ne escono malconci tutti gli ultimi ministri competenti del settore, Berlinguer addirittura irriso. Infine su “La Voce info” del 20/5 Salvatore Modica rileva l’inattendibilità dei sistemi di valutazione nell’Università, partendo dalla constatazione che un laureato su tre esce con la votazione di 110. E del fenomeno analizza le cause e i possibili rimedi. (g.g.)
G. Lakoff, Il sogno di Obama, L’Internazionale, n. 738, pp. 41-45Barack Obama ha pronunciato il 18 marzo di quest’anno, a Filadelfia, un discorso che la stampa americana ha concordemente definito di portata storica. Lo si può ascoltare (e seguirlo leggendolo) sul video my.barackobama.com/page/content/hisownwords.E’ veramente impressionante – e inevitabile – il confronto con la levatura delle performance dei nostri politici impegnati nella campagna elettorale italiana. Il discorso, intitolato “Per una più perfetta Unione”, prende le mosse dal problema razziale, sul quale Obama era stato attaccato a causa dell’improvvido sermone di un pastore suo amico, per spaziare sui fondamenti etici e ideali della cultura politica americana, pur mantenendo una costante, sincera aderenza al proprio vissuto personale e ai problemi attuali della politica interna ed estera degli Stati Uniti. Ora appare su L’Internazionale un commento molto interessante di George Lakoff, forse il più affermato linguista e politologo liberal in questo momento negli USA, riprodotto dal sito New Left, dove compare con il titolo What made Obama’s speech great. Il linguista, che insegna scienze cognitive a Berkeley, afferma (e dimostra, rifacendosi al testo) che la straordinaria forza del discorso di Filadelfia sta nel fatto che il discorso stesso “fa” quello che dice, perché non parla solo di empatia, ma la crea. Chi sia interessato a conoscere il pensiero di Lakoff (personalmente ringrazio B. Soro che me lo ha indicato) può leggere i due volumi apparsi in Italia nei primi mesi di quest’anno: Non pensare all’elefante (ed Fusi orari) e La libertà di chi (ed. Codice), di cui potete già leggere l’abstract in questo stesso numero. (g.g.)
AA.VV., La protesta del pane fa il giro del mondo, L’Internazionale n. 11-17 aprile 2008, pp. 20-21Segnalo questo interessante articolo dell’Internazionale che invita a riflettere sulla difficoltà del momento che stiamo vivendo a livello globale, innanzitutto dal punto di vista delle esigenze primarie. Robert Zoellick, il presidente della Banca Mondiale, il 2 aprile ha esplicitato l’urgenza di lanciare un nuovo “new deal” per evitare problemi (politici e sociali) che si potrebbero verificare in ben 33 Paesi considerati a rischio denutrizione. I colpevoli della crisi sembrano essere molti. Innanzitutto il settore primario, che non riesce a esaudire le esigenze della popolazione mondiale. Inoltre il riscaldamento climatico globale contribuisce a rendere più aride le terre coltivabili. Anche l’aumento vertiginoso del prezzo del riso, la cui produzione è legata all’instabilità del clima australiano, contribuisce alla crisi. E le economie nazionali ne risentono: non tutti i Paesi riescono a sostenere i costi dell’importazione di grano, riso e mais, in continua ascesa! Per queste ragioni, Jacques Diouf, il direttore generale della FAO, ha invitato tutti i governi a fare delle scelte strategiche in termini di alimentazione globale con un solo vincolo: salvaguardare la collettività. (t.g.)
N. Okonjo-Iweala, A consuming need, Time, May 19 2008, p. 31Recentemente ho avuto l’opportunità di ragionare sulla questione dell’incremento globale dei prezzi delle materie prime alimentari con alcuni cooperanti europei impegnati in uno dei paesi più poveri dell’Asia: la Cambogia. Il problema della redistribuzione di queste materie prime alle popolazioni di paesi produttori come le Filippine o l’India ha raggiunto il connotato del paradosso, come ha segnalato la cronaca degli ultimi mesi. Il punto di vista dell’autore di questo editoriale, ex ministro degli esteri della Nigeria e attualmente funzionario della Banca Mondiale, pur concentrandosi sulle problematiche africane, mi sembra stimolante anche in chiave globale. Partendo dalla considerazione che la crescita economica dei paesi africani si è avvicinata negli ultimi dieci anni alle percentuali dei paesi industrializzati, facendo uscire il continente dalla stagnazione che perdurava da trent’anni, l’aumento del prezzo del cibo rischia di far ricadere più di cento milioni di africani nella povertà, secondo la Banca Mondiale. Quali politiche adottare per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie più povere? Okonjo-Iweala è contrario a misure di ordine restrittivo adottate da singoli governi in materia di prezzi ed esportazioni. Fa notare come, laddove le stesse sono state prese, come in Ucraina ed India, hanno creato sul medio periodo conseguenze anche peggiori per l’economia locale, come un basso reddito per i piccoli produttori e un crescente contrabbando nelle aree di confine, deprimendo ancor più i mercati regionali. Al contrario si deve insistere nel sostenere la produzione locale integrando con programmi di aiuti finanziari il potere di acquisto delle famiglie povere, al fine di emancipare sempre più i mercati locali dalla dipendenza delle materie prime importate, sul prezzo delle quali incidono in maniera preponderante fattori estrinseci quali il trasporto. Parallelamente, sono auspicati maggiori investimenti nell’ambito della diversificazione della produzione agricola, del miglioramento dei sistemi di irrigazione e fertilizzazione, aumentando la produttività dei paesi più poveri e quindi l’offerta interna. Mi sembra però lecito chiedersi se, al punto in cui siamo arrivati, i programmi di aiuti e investimenti, ammesso che arrivino senza perturbazioni laddove servono veramente, possano realisticamente tenere il ritmo sempre più incalzante dell’aumento dei prezzi. (l.f.)
G. Keeley, J. Burke e T. Kington, L’Europa ha paura del futuro, L’Internazionale, n. 746, pp. 20-23“Per la prima volta i giovani europei sono più poveri dei loro genitori. È un fenomeno diffuso, soprattutto in Italia, dove i problemi economici sono alla base di una crisi più ampia”L’interessante articolo dell’Internazionale si apre con una carrellata di ritratti di giovani europei (italiani, francesi, spagnoli e tedeschi) alle prese con le difficoltà del vivere quotidiano in una società dove i titoli di studio come laurea e Master non sono più garanzia di soddisfazione e lavoro ben retribuito. Appare evidente che sia in atto una crisi del ceto medio, che porta i giovani di oggi ad avere un tenore di vita inferiore a quello dei loro genitori. La generazione dei 20-40enni è stata definita dei babylosers, termine coniato dal sociologo francese Louis Chauvel, in contrapposizione ai babyboomers degli anni sessanta; questi giovani, secondo il sociologo, sono più istruiti dei loro genitori, ma avendo un lavoro peggiore e un tenore di vita più basso, sono costretti a rinunciare o comunque limitare il numero di figli che procreeranno. Un dato su tutti, nella Francia odierna il tasso di disoccupazione tra i neolaureati oscilla tra il 25 e il 30%, contro il 6% del 1973. Non molto diversa è la situazione in Spagna, che vede il tasso di disoccupazione generale salire al 9,6% nel primo trimestre del 2008. Sul tema del calo demografico italiano lancia l’allarme anche l’ultimo libro di Piero Angela, scritto insieme a Lorenzo Pinna, dal titolo Perché dobbiamo fare più figli, Mondadori, 2008. Secondo gli autori la mancata crescita demografica, nel lungo periodo, metterà in seria crisi non solo il sistema pensionistico, ma anche comparti come la sanità, la competitività industriale e la produttività. Forse, se l’Italia investisse maggiormente nel comparto famiglia, portando la quota di spesa sociale per la famiglia dal 4% attuale, al 9% della media europea, avremmo qualche possibilità di invertire questa tendenza. (d.fa.)
Y. Sánchez, La vita senza Fidel, L’Internazionale, 24-30 aprile 2008, pp. 44-46Dopo le elezioni di febbraio, in cui è stato proclamato presidente il fratello Raúl, Fidel Castro ha rinunciato definitivamente a firmare le leggi, ma non ad esaminarle a fondo prima dell’approvazione, ragione per cui a Cuba nulla fondamentalmente sembra essere mutato: i dissidenti si sentono ancora abbastanza a disagio da desiderare l’emigrazione e i sostenitori del regime paiono invece tranquillizzati a sufficienza dal nuovo governo. Yoani Sánchez, cubana, che dal 2007 scrive il blog Generación Y (http://www.desdecuba.com/generaciony) ci parla di un paese dove l’incantesimo dell’ideologia castrista sta svanendo lentamente, esattamente come il suo creatore, la cui figura pubblica appartiene sempre più al passato, tanto che Fidel non è più citato nemmeno nelle barzellette. Il compito degli attuali governanti sarà quello di far funzionare realmente le cose, adesso che l’ingombrante presenza del líder máximo non serve nemmeno più a coprirle di illusioni. Raúl per ora ha promesso televisori, computer e telefonini, anche se non ancora i tostapane. Per il futuro l’autrice si aspetta una casa e un’alimentazione decenti, e magari il diritto di espressione. (s.r.)
C. Desmond, F. Haffajee, L’apartheid infinito, L’Internazionale n. 741, pp. 52-53Da prospettive differenti, Cosmas Desmond, ex prete cattolico e militante anti-apartheid, e Ferial Haffajee, direttrice del quotidiano sudafricano Mail & Guardian, ci mostrano come, nel Sudafrica democratico di oggi, la situazione non sia poi così diversa rispetto al passato segregazionista. Secondo Desmond, a differenza di quanto generalmente si crede, l’apartheid era ed è tuttora una questione economica e di classe piuttosto che un problema legato a pregiudizi razziali. Tale verità sarebbe attestata dal perdurare delle disuguaglianze e dello sfruttamento dei poveri, alimentati non solo dalle grandi imprese ma dalle stesse istituzioni e dal governo dell’African National Congress, al quale le élite bianche hanno ceduto il potere politico in cambio del mantenimento del controllo economico. Haffajee è invece critica nei confronti delle tesi di Desmond e di economisti come Patrick Bond quando queste riducono l’analisi del sistema sudafricano attuale alla ricerca di un capro espiatorio, per cui la presunta sopravvivenza dell’apartheid non servirebbe ad altro che a mascherare gli errori del presidente Thabo Mbeki, per lei semplicemente incapace di governare. E in questo ha ragione: l’apartheid non esiste più, lo prova il fatto che, una volta al potere, bianchi e neri si comportano allo stesso modo. (s.r.)
AA.VV., La speranza brasiliana”,L’Internazionale, 30 maggio/5 giugno 2008, pp. 52-56.Il Brasile del presidente Lula sembra essere diventato un paese abbastanza “noioso” per quanti, in America latina, si arricchiscono speculando sull’instabilità economica e politica. Questo grazie a una crescita media del 4,5 percento negli ultimi quattro anni, che se non è all’altezza di quelle delle altre economie emergenti – Russia, Cina e India – ha, se non altro, il vantaggio non indifferente di avvenire in una democrazia multipartitica che, almeno negli intenti, permette il cambiamento sociale. Restano le disuguaglianze di reddito tipiche dei paesi in via di sviluppo, la corruzione, la violenza diffusa, ma il capitalismo relativamente sano, la fiducia degli investitori e l’apertura del suo mercato hanno permesso al Brasile di entrare a tutti gli effetti a far parte dell’economia mondiale. Probabilmente alcuni successi dell’amministrazione Lula si riveleranno effimeri, tanto da far dire ad un uomo d’affari che “In Brasile si promette tutto e non si ottiene niente”, ma certamente le potenzialità del paese sono enormi e, nonostante la lentezza del suo progresso, il Brasile per il futuro può davvero aspirare a un ruolo, anche politico, di rilievo. (s.r.)
A. Gilioli, Anche tu sei su You Tube, L’Espresso n. 13, pp. 48-51Volenti o nolenti. Per sbaglio o per gossip. Siamo tutti potenziali attori del sito di video più famoso del mondo. Con rischi enormi per la nostra reputazione.L’autore riflette sull’importanza ma anche sul pericolo, al giorno d’oggi, di essere youtubbizati. Infatti, con o senza il nostro volere possiamo venire ripresi e la nostra immagine può essere inserita su You Tube, ma anche su My Space, Facebook, Flickr o altri siti che ospitano video. Si tratta di immagini più o meno scherzose che rischiano però di minare seriamente la nostra reputazione. Il giornalista, a tal proposito, elenca una seria di casi in cui il filmato goliardico ha causato seri guai al protagonista. Ecco allora che già si discute sulla possibilità di realizzare un vero e proprio «testamento webbiologico» che permette a ciascuno di fornire indicazioni precise sulla regolamentazione e l’uso pubblico di ciò che si è inserito on line quando si era in vita. Mille le critiche relative ai video on line che vanno dalla violazione della privacy fino all’impossibilità di verificarne l’autenticità. Per contro, essi rappresentano anche uno strumento di libera informazione completamente “scollegata” rispetto ai media tradizionali e in tal senso, apprezzabile. (t.g.)
AA. VV., Quattro giorni per rifare il mondo, L’Internazionale n. 742, pp.44-47Segnalo un interessante articolo che presenta un’accattivante iniziativa americana: la TED Conference (dove TED sta per Technology, Entertainment e Design), conferenza che ogni anno raccoglie in California i più brillanti cervelli del mondo, nel tentativo di rispondere ad interrogativi quali “qual è il nostro posto nell’universo?”, piuttosto che “cos’è la bellezza?”, o “dove andremo a finire se non cambiamo il nostro stile di vita?”. Scienziati, artisti, filosofi, vincitori di premi Nobel, Pulitzer od Oscar, guru della comunicazione, esperti di energie rinnovabili, star e imprenditori si incontrano per presentare in soli diciotto miniti, ad un pubblico d’eccezione, le proprie idee, scoperte o spunti di riflessione per un futuro diverso. Alcuni dei contributi della scorsa edizione hanno toccato temi quali l’impiego dei funghi per il trattamento dei rifiuti o l’eliminazione dei virus influenzali; la possibilità di addestrare i corvi e usarli al servizio dell’umanità (per la ricerca di persone scomparse, ad esempio); e anche l’applicazione dell’arte giapponese dell’origami alla medicina e all’astronomia.Per chi volesse saperne di più, consiglio vivamente di visitare il sito www.ted.com, dove sono disponibili i video degli oltre 200 interventi delle passate edizioni. (d.fa.)
QuotidianiL. Maffei, La febbre del Pianeta, Il Messaggero, 30/06/08, p.19Tra una settimana si aprono a Hokkaido, in Giappone, i lavori del prossimo G8, in occasione del quale gli scienziati del mondo avranno nuovamente l’opportunità di entrare in dialogo con la grande politica internazionale (era già successo nel 2005 su proposta dell’Accademia Nazionale delle Scienze del Regno Unito, poi riproposta nel 2006 in Russia e nel 2007 in Germania, cui, nel frattempo, si sono unite anche le Accademie di Messico, Brasile, Cina, India e Africa). Il Science Council of Japan ha organizzato a Tokio il G8 delle Scienze, occasione in cui saranno consegnati ai Capi di Stato e di Governo due documenti elaborati dalle Accademie dei paesi partecipanti. I due documenti affrontano rispettivamente argomenti quali il mutamento del clima terrestre in relazione alla questione energetica (Climate Change Adaptation and The Transition to a Low Carbon Society), e la salute nel mondo (Global Health). I suggerimenti che emergono dal primo documento, propongono il ricorso a fonti energetiche pulite, tra cui solare e idroelettrico, ma ribadiscono l’importanza della limitazione dell’emissione di gas-serra e l’educazione al risparmio energetico. Il secondo documento richiama invece l’attenzione verso le minacce alla salute che coinvolgono larghe fasce di popolazione, spesso ubicate nelle zone più svantaggiate della terra, sottolineando l’inter-relazione che lega i problemi sanitari e il livello economico-culturale delle popolazioni interessate. Le richieste che gli scienziati faranno ai governanti andranno nella direzione dell’aumento della ricerca medica e scientifica, la collaborazione tra pubblico e privato e a livello internazionale, nonché – ancor più importante – il trasferimento dei risultati acquisiti alle popolazioni più svantaggiate, che non sarebbero altrimenti in grado di ottenerli. Il professor Maffei prosegue affermando che “la scienza è il più potente strumento di cui l’uomo dispone per risolvere i problemi da lui stesso creati”, ci auguriamo tutti che i suggerimenti, le richieste e le proposte degli scienziati possano trovare accoglimento presso i potenti della terra, e non restare come parole sparse al vento. In attesa di un qualche riscontro fervono già i preparativi per il G8 in programma a Roma nel 2009, in quell’occasione i Lincei proporranno due argomenti all’ordine del giorno: la gestione dei flussi migratori e le nuove tecnologie per produrre e conservare l’energia. (Lamberto Maffei è Vicepresidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, rappresentante italiano alle conferenze internazionali delle Accademie delle Scienze dei paesi del G8). (d.fa.)
AA. VV., I giovani preferiscono Internet e i cellulari, ma leggono anche i libri, www.lastampa.it, 9/06/08Segnalo che a inizio giugno è stato presentato il Settimo rapporto sulla Comunicazione realizzato dal Censis/Usis, promosso da H3G, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia, che fotografa i consumi giovanili in tema di media e comunicazione. Lo studio mette a confronto i dati del 2007 con quelli raccolti nel 2003, indagando tipologia, frequenza e utilizzo che i ragazzi nella fascia di età compresa tra 14 e 29 anni fanno di stampa, radio e televisione, Internet e telefoni cellulari. Ne emerge un quadro in cui l’uso di Internet è cresciuto notevolmente negli ultimi quattro anni, arrivando a interessare ben l’83% dei giovani italiani, contro il 69,5% degli spagnoli e il 65,7% dei francesi; il dato relativo all’utilizzo dei telefoni cellulari appare poi quasi scontato, essendo diffuso tra il 97,2% dei ragazzi italiani. Per quanto riguarda il trend generale, si può dire che negli ultimi quattro anni si è verificato un aumento generalizzato nell’impiego di tutti i media, inclusi i libri (il 74% dei giovani ne legge almeno uno all’anno – testi scolastici esclusi – e il 62,1% più di tre), e i quotidiani (letti una o due volte a settimana dal 77,7% dei ragazzi, contro il 59,9% del 2003). Per quanto riguarda il calo nel consumo di televisione tradizionale (dal 94,9% all’87,9%), esso è ampiamente compensato dall’incremento della televisione satellitare, passata da 33,6% al 39,9%.Il Rapporto del Censis definisce l’approccio dei giovani ai media come una sorta di nomadismo mediatico, derivante dalla verità dell’offerta; ne consegue che “[…] I consumi mediatici dei giovani sono molto ricchi e articolati, prevedono il contatto non solo con i nuovi media (Internet e cellulari), ma anche con i più antichi (libri e quotidiani), senza però attribuire importanza decisiva a nessuno di essi (è indifferente informarsi tramite i quotidiani, la televisione o Internet)”. (d.fa.)
A. Cassese, È un macigno sulla strada della moratoria, La Repubblica, 17 aprile 2008, p. 17A pochi giorni di distanza dalla pubblicazione del Rapporto di Amnesty International sulla diffusione della pena di morte nel mondo, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato legale l’uso delle iniezioni letali nelle esecuzioni capitali, costituendo così una sorta di via libera per quelle esecuzioni rimaste in sospeso da settembre 2007. Lo scorso anno, infatti, si era concluso con l’approvazione da parte delle Nazioni Unite, su proposta dell’Italia, della moratoria internazionale contro la pena di morte e negli Stati Uniti, al quinto posto nella graduatoria mondiale dopo Cina, Iran, Arabia Saudita e Pakistan, erano state eseguite “solo” 42 condanne.La speranza è che la decisione della Corte Suprema possa innescare non un effetto domino nelle esecuzioni, bensì un effetto valanga nell’opinione pubblica e che si possano rimettere in discussione molte cose; in questo senso sono di incoraggiamento le parole di uno dei giudici firmatari della sentenza, John Paul Stevens, che in aula ha affermato: “[…] sono certo che questo caso genererà un dibattito non solo sulla costituzionalità del protocollo relativo al cocktail letale, ma anche sulla giustificazione della pena di morte in sé”.Vi lascio un dato su cui riflettere: nel 2007 nel mondo almeno 1.250 persone sono state giustiziate, cioè una media di 24 persone a settimana. Per ulteriori approfondimenti: Carla Reschia, I top five della pena di morte: Cina, Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Usa, www.lastampa.it (d.fa.)
AA.VV., “No al reato di clandestinità” Le Nazioni Unite criticano l’Italia, www.lastampa.it, 3/06/08Negli ultimi tempi sembra che in Italia soffi un vento gelido di razzismo e xenofobia, alimentato anche da un’informazione non sempre corretta, che ha portato a episodi di violenza e discriminazione verso coloro che non sono di nazionalità italiana ma vivono sul nostro territorio. Cresce, e non solo dentro i confini nazionali, la preoccupazione che il nostro bel Paese si trasformi in un luogo inospitale e pericoloso per chiunque si discosti da certi – imprecisati – canoni di normalità, tanto che persino l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Luise Arbour, nel suo intervento al Consiglio delle Nazioni Unite sui diritti umani, ha affermato, con esplicito riferimento all’Italia, che «in Europa, le politiche repressive, così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti, contro l’immigrazione irregolare e minoranze indesiderate, sono una seria preoccupazione». La scorsa settimana si era espressa in merito anche la direttrice dell’Ufficio Campagne e Ricerca di Amnesty International, Daniela Carboni, con un dettagliato articolo di denuncia pubblicato integralmente sul sitohttp://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=11194, in cui ripercorre gli eventi nefasti che dallo scorso ottobre hanno portato alla creazione nel nostro Paese di un clima di diffidenza e intolleranza nei confronti dello straniero, in generale, e verso alcune etnie, in particolare. Per chi non vuole restare indifferente a quanto sta accadendo in molte parti d’Italia, per chi non vuole trincerarsi dietro la paura ‘del diverso’, vi rimando alla riflessione di Giorgio Barberis pubblicata sul sito www.cittafutura.al.it/web2008/_pages/sommario.php?URL=cittafutura.al.it&LNG=IT&L=2&C=16&T=news&D=IT2605200809053701517529475&A=0 (d.fa.)
AA.VV., La Francia taglia internet ai "pirati". Sul web i nomi di chi scambia file, 18/6/08 www.repubblica.it Un progetto di legge presentato nei giorni scorsi dal Governo francese, e destinato a far discutere, intende ridurre le libertà di ‘movimento in Internet’ a coloro che scambiano file illegalmente con il sistema peer to peer. L’idea è quella, non solo di richiamare all’ordine i “pirati informatici” tramite comunicazioni mirate, ma anche di procedere alla sospensione della loro connessione ad Internet (da tre mesi a un anno) e di renderne pubblici i nomi, in modo da evitare che possano proseguire le attività ‘fraudolente’, semplicemente cambiando provider.Il Parlamento Europeo si era però già espresso in direzione opposta, chiedendo esplicitamente agli Stati membri di non ‘tagliare’ la connessione internet ai “pirati”, ma il governo francese, su esplicita richiesta di Nicolas Sarkozy, ha proseguito nel suo intento di regolamentare il mondo del web. Sembra che anche Paesi come Regno Unito, Svizzera e Belgio stiano studiando provvedimenti simili, mentre in Italia, nello scorso mese di marzo, il Garante della privacy si era espresso in materia, stabilendo che è illegale spiare coloro che scambiano file musicali o giochi su internet, tramite il sistema peer to peer (p2p). (d.fa.)
Segnalazione iniziativa: Il Circolo dei Lettori, www.circololettori.itVolentieri segnalo il Circolo dei Lettori che si trova in via Bogino a Torino, all'interno di Palazzo Graneri della Roccia: un luogo tutto dedicato al piacere per la lettura, aperto a tutti coloro che desiderano condividere questa passione. "La passione per la lettura, è vero, la si può coltivare anche in piedi sul tram o in attesa dal dentista: niente ostacola un autentico trasporto per la pagina scritta, neanche le borse della spesa sui piedi o una vicina invadente e logorroica. Certo, però, avere a disposizione un luogo per leggere, un rifugio che inviti a immergersi nel flusso delle parole lasciandosi alle spalle il rumore quotidiano, è tutta un’altra cosa. .... All'aspetto “sociale”, collettivo della lettura, che i ritmi frenetici della modernità ci hanno sottratto, il Circolo dei Lettori vuole dedicare il suo tempo e il suo spazio. Un tempo per volare, rubato alle pressioni e ai doveri quotidiani, e uno spazio fuori dall’ordinario ricavato nelle stanze di Palazzo Graneri, splendida cornice per una comunità di lettori che non vuole rinunciare al piacere di volare." (e.s.)
(hanno collaborato a questo numero: deborah favareto, lorenzo formica, tatiana gandini, giorgio guala, marco madonia, sergio rubatto, elena salvarezza)
Sommario delle recensioni: Sezione Libri T. Todorov, Lo spirito dell’illuminismo, Garzanti 2007M. Davis, Breve storia dell’autobomba. Dal 1920 all’Iraq di oggi. Un secolo di esplosioni, Torino, Einaudi 2007.R. Gary, La vita davanti a sé, ed. Neri Pozza, ristampa 2007
I. Berlin, Sulla ricerca dell’ideale, ed. Morcelliana, 2007 G. Zagrebelsky, Contro l’etica della verità, Laterza, 2008E. Boncinelli, L’etica della vita; siamo uomini o embrioni?, Rizzoli, 2008A. Cavarero, Orrorismo ovvero della violenza sull’inerme, Feltrinelli, Milano, 2007.D. Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, 2008U. Galimberti, L’ospite inquietante, Feltrinelli, ottobre 2007
Sezione Riviste J. Fallows, Dollaro cinese: perché la Cina finanzia continuamente gli USA?, L’Internazionale, n. 734, pp. 30-36T. De Mauro, Analfabeti d’Italia: solo il 20% degli adulti italiani sa veramente leggere, scrivere e contare, L’Internazionale, n. 729R. Carlini, Il debito è mio e me lo gestisco io, L’Espresso, 21 febbraio 2008, pag. 79 C. Schmidt-Haeur, Y. Sànchez, Libera nella blogosfera, L’Internazionale, n. 730, p. 60-61M. Lifsher, Il commercio delle assicurazioni, L’Internazionale, n. 734, pag. 78M. Pedelty, I voli accademici rovinano l’ambiente, L’Internazionale, n. 729 Sezione QuotidianiR. Masci, In Panchina perché sono uno dei 67, La Stampa, 24 gennaio 2008, p. 6F. Dyson, E se tutta quella CO2 fosse utile?, La Stampa, TuttoScienze I-IV, 16 gennaio 2008A. Alviani, “Giochiamo ai nazisti” E risorse il Terzo Reich, La Stampa, 13 marzo 2008, p. 15F. Basso, Coppie di fatto in aumento e i Comuni le riconoscono, Corriere della Sera, 12 febbraio 2008, p. 12G. Caprara, Un'astronave senza uomini. Al via la nuova era spaziale, Corriere della Sera on-line, 7 marzo 2008Sezione E inoltre…Segnalazione film: 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, di Cristian Mungiu, Romania 2007.Segnalazione mostra: Peggy Guggenheim e l’immaginario surreale.Segnalazione mostra: Canaletto e Bellotto. L’arte della veduta.Segnalazione mostra fotografica: Il rischio non è un mestiere.
Libri T. Todorov, Lo spirito dell’illuminismo, Garzanti 2007Solo criticando l’illuminismo possiamo restargli fedeli. Questo aforisma, stampato in quarta di copertina, riassume icasticamente “Lo spirito dell’illuminismo” (anche il titolo è molto espressivo del contenuto dell’opera) l’ultimo saggio di Tzvetan Todorov, intellettuale bulgaro ma residente in Francia dagli anni sessanta. Lo spirito dell’illuminismo è declinato in alcuni valori fondativi - autonomia, laicità, verità, umanità e universalità - dei quali si indagano le origini, le interconnessioni e la rilevanza nel dibattito politico contemporaneo. A questi valori occorre ancora riferirsi se non si vuole cadere nelle deviazioni del moralismo o dello scientismo, o peggio ancora precipitare nell’irrazionalismo identitario e fondamentalista. Un capitolo conclusivo di grande interesse sottolinea le potenzialità straordinarie insite nella diversità che caratterizza la composizione multinazionale dell’Europa, considerata un’eredità preziosa, frutto di lacerazioni dolorose, ma condizione necessaria (e privilegiata) per imparare la tolleranza e promuovere una cultura della pace. (g.g)
M. Davis, Breve storia dell’autobomba. Dal 1920 all’Iraq di oggi. Un secolo di esplosioni, Torino, Einaudi 2007.L’urbanista non allineato di San Diego, autore delle Città di quarzo dove se la prendeva con l’attitudine segregazionista dei pianificatori urbani degli anni Ottanta, ci offre un’interpretazione accurata e pungente dello sviluppo, attraverso il XX secolo, di questo strumento terroristico. Globale perché presente un po’ ovunque e al tempo stesso particolare e contingente per la precisione topografica e temporale con cui agisce, l’autobomba piace ai terroristi di oggi anche perché fornisce loro la certezza di essere “sentiti dal mondo” per la risonanza che produce nella cronaca e l’impressione che suscita nell’opinione pubblica.La storia di sangue tracciata da Davis è un’opportunità di osservare dal punto di vista dell’estremismo e del ribellismo radicale alcuni momenti salienti del secolo scorso: così, conosciamo gli anarchici di Luigi Galleani che interpretano il malcontento degli immigrati italiani in America alla fine della Prima Guerra Mondiale collegati all'attentato di Wall Street del 1920; i sionisti della Banda Stern che per primi utilizzarono massicciamente la tecnica dell'autobomba contro inglesi e palestinesi ad Haifa alla fine degli anni Quaranta; la regia di CIA e KGB dietro numerosi interventi terroristici in Afghanistan e Pakistan in piena Guerra Fredda. (l.f.)
R. Gary, La vita davanti a sé, ed. Neri Pozza, ristampa 2007Un romanzo singolare e indimenticabile, ambientato nel mondo degradato delle banlieux parigine, e più precisamente nel mondo di prostitute e travestiti che “si difendono dalla vita con il culo”. L’originalità del racconto, dal quale emerge una umanità ricchissima, sta principalmente nel fatto che l’io narrante è quello di un bambino straordinario, abbandonato dalla madre prostituta e mantenuto da una “madre adottiva”, un’anziana ex prostituta -ebrea già internata nei campi di concentramento nazisti - che vive mantenendo bambini abbandonati come il piccolo protagonista. Il rapporto tra i due personaggi è struggente e si sviluppa in modo avvincente nelle relazioni con personaggi e situazioni paradossali, sempre descritti con una partecipazione e uno spirito ironico che a tratti esplode in sprazzi di umorismo folgorante. Sono certo che chi raccoglierà questa indicazione di lettura mi sarà riconoscente, come lo sono stato io a chi lo ha consigliato a me facendomi cominciare bene l’anno. (g.g.)
I. Berlin, Sulla ricerca dell’ideale, ed. Morcelliana, 2007 Il domenicale del Sole 24 ore segnala la ripubblicazione, presso Morcelliana, de “La ricerca dell’ideale”, il discorso preparato da Isaiah Berlin in occasione del conferimento del premio Giovanni Agnelli, nel 1988. Un discorso che riassume tutto il percorso intellettuale di questo filosofo liberale, esploratore dello spazio dell’etica e difensore strenuo del pluralismo, accuratamente distinto dal relativismo. Sostenere la tesi del pluralismo in etica vuol dire riconoscere che i valori sono più di uno, che possono configgere tra di loro, e che questa loro incomponibilità fa parte della loro stessa essenza. Osserva Salvatore Veca, nella prefazione al testo, che noi siamo costretti a vivere nella continua necessità di operare scelte in un mondo in continua trasformazione, sapendo che la soluzione di alcuni problemi ne aprirà degli altri e che la speranza di attingere una verità conclusiva, una soluzione finale, è illusoria e anche pericolosa, come hanno dimostrato le tempeste ideologiche del secolo appena concluso. (g.g.)
G. Zagrebelsky, Contro l’etica della verità, Laterza, 2008Abbiamo recentemente suggerito, in questa Newsletter, la lettura di “La virtù del dubbio” libro-intervista di Gustavo Zagrebelsky per Laterza. Ora l’autore torna sul tema dei rapporti tra etica e diritto, in difesa della laicità e della cultura del dialogo in un nuovo volume dal titolo “Contro l’etica della verità” (sempre per Laterza, 2008). Finalmente una parola chiara - scrive Umberto Galimberti presentando il libro nelle pagine culturali di Repubblica - sia contro l’etica che pretende di discendere da una verità assoluta, come spesso sostengono le religioni, inclusa la cattolica, sia contro lo scetticismo radicale tipico dell’atmosfera nichilista che caratterizza il nostro tempo. La tesi fondamentale del libro è che il dubbio, da cui discende l’etica del dialogo tra posizioni differenti e anche contrastanti, non è il contrario della verità, ma un omaggio che le si fa a partire dal riconoscimento che la conoscenza umana non è mai una conoscenza perfetta, e che la verità non è mai oggetto di possesso ma sempre di ricerca mai conclusa. Rispetto al libro precedente, che aveva pagine difficili per chi non ha consuetudine con il linguaggio giuridico, questo è di più facile lettura, e ha pagine molto belle sulla fede, sul dialogo e la tolleranza come condizioni di praticabilità della democrazia. (g.g.)
E. Boncinelli, L’etica della vita; siamo uomini o embrioni?, Rizzoli, 2008“L’etica della vita” di Edoardo Boncinelli (Rizzoli, 2008) reca significativamente il sottotitolo “Siamo uomini o embrioni?, e si inserisce autorevolmente nel dibattito attuale sui temi della bioetica e in particolare sulla liceità dell’uso delle cellule staminali. La maggior parte del libro è dedicata ad una descrizione molto dettagliata dei processi biologici che danno vita alla formazione di una nuova vita. La prodigiosa capacità di divulgazione del biologo toscano – già sperimentata nella conferenza tenuta qui in Associazione – dà un’altra prova di sé in questo libretto che si fa apprezzare tanto per la chiarezza scientifica quanto per lo stile a tratti commovente grazie al quale il linguaggio biologico si trafigura in pagine di delicata poesia. Il capitolo conclusivo affronta di petto i temi caldi della fecondazione assistita, delle cellule staminali e del diritto dell’uomo di intervenire sui processi naturali che riguardano l’insorgenza e il declino della vita. Quando si può parlare di essere umano? Che cosa significa il termine ‘persona’? L’embrione è un individuo? Descritte analiticamente tutte le fasi dello sviluppo embrionale, dalla fecondazione alla nascita, attraverso la moltiplicazione delle cellule e la loro specializzazione, Boncinelli ribadisce l’importanza scientifica della diagnosi pre-impianto e ci consegna un viaggio al microscopio nelle viscere dell’identità umana, raccontando l’inizio della vita di un uomo che non sa ancora di esserci. (g.g.)
A. Cavarero, Orrorismo ovvero della violenza sull’inerme, Feltrinelli, Milano, 2007.Un pugno nello stomaco, eppure affascinante. Pacato e violento, grigio e colorato nel contempo, un lavoro in cui si fondono analisi storica e cronaca, testimonianza e riflessione, riferimenti letterari e filosofici e scene dal mondo.Cavarero ci pone di fronte all’orrore inteso come disegno dinamico opposto al terrore nella sua staticità paralizzante. L’orrore osservato dal punto di vista delle vittime. L’orrore il cui intento è la disumanizzazione - l’annientamento della vulnerabilità costitutiva dell’essere umano - più che non la semplice uccisione. Si tratta ormai di estrema violenza scientifica, nel venir meno dell’antico, omerico concetto di reciprocità della guerra: sono infatti ormai saltate le regole, le scansioni temporali, le strategie e i ruoli che hanno caratterizzato i conflitti del passato. Si tratta di un brusco cambio di scenario, che comporta dunque un cambio di paradigma interpretativo. Si tratta, oggi, di violenza sull’inerme, ove è la condizione umana ad essere offesa a livello ontologico: nei corpi dilaniati dalle bombe umane, nel mescolarsi delle carni di attentatori e vittime, nell’affacciarsi delle donne-bomba alla ribalta dell’orrore. È il crimine ontologico, è la violenza unilaterale sull’inerme, imprevedibile e spontanea, è la distruzione organizzata che si sposta sull’indifeso, colpito nella propria singolarità di corpo vulnerabile. L’orrorismo ha trasformato il mondo, ha scardinato i ruoli: il femminile è ora rappresentato da giovani kamikaze e da torturatrici. Esse rappresentano emblematicamente il nuovo orrorismo, così come le teste mozzate mostrate come trofei al mondo, le decine di civili annientati da aerei senza pilota teleguidati in modo asettico e privo di rischi da decine di migliaia di chilometri di distanza, i brandelli di carne ritrovati ogni giorno fra le macerie di un’esplosione, il numero spropositato di civili uccisi (minoranze delle vecchie guerre, ove a morire erano i soldati…ora, i corpi dei militari si contano a migliaia, quelli dei covili a centinaia di migliaia…). Stanno saltando i concetti e le regole delle guerre convenzionali: per questo si presenta la necessità, secondo Cavarero, di tentare di coniare un neologismo per tentare di dire una nuova realtà, indicibile e impazzita, in cui dominano la devastazione, la macelleria, il massacro tecnologico anonimo, unilaterale; in cui corpi suicidi sono utilizzati per uccidere altri corpi che, a loro volta sono corpo qualunque e ovunque, in ogni momento. Ecco la novità: corpo-arma, corpo politico che se da un lato uccide uccidendosi, dall’altro è corpo denudato, deriso, umiliato, fotografato, esposto ai media del mondo intero. È il corpo inerme che ha fatto il suo ingresso già nel secolo scorso: Auschwitz, Hiroshima, il Vietnam, i massacri in Ruanda… forse abbiamo creduto che tutto questo fosse un incidente di percorso, ed invece è diventato metodo. Ecco: la violenza sull’inerme è fra noi. Noi siamo la donna della foto di copertina: maschera umana all’uscita della metropolitana londinese, emblema occidentale del nuovo orrorismo. (m. me.)
D. Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, 2008L'autore affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In realtà, più specificatamente la prospettiva è quella degli “sfaticati” e dei “fannulloni. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni di quello che dovrebbe essere l’istituto scolastico per eccellenza, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutti i media contemporanei. E con il suo ormai famoso stile narrativo che alterna riflessioni teoriche a episodi buffi, colloca la nozione di amore al centro della relazione pedagogica. (t.g.)
U. Galimberti, L’ospite inquietante, Feltrinelli, ottobre 2007L’ospite inquietante, recente fatica di Umberto Galimberti, ha un sottotitolo rivelatore: il nichilismo e i giovani. E’ questo infatti l’oggetto di indagine del filosofo veneziano che si interroga sulla crisi esistenziale del mondo giovanile, con particolare riferimento al nostro paese. I numeri sono impressionanti: 2400 suicidi l’anno nella fascia d’età 15-25, seconda causa di morte dopo gli incidenti automobilistici (mancano però termini di confronto con il passato e con altri paesi). Secondo l’Autore l’origine del disagio è prima che psicologica, culturale e va ricercata nel nichilismo pervasivo di tutta la cultura sociale. La crisi della famiglia, il disinteresse della scuola, l’analfabetismo emotivo, la seduzione della droga, sono i titoli dei capitoli centrali del libro. Interessante anche il tentativo di classificazione tipologica della “generazione nichilista”: l’autore distingue - e descrive – le generazioni a basso livello di interesse, di passione, di quoziente intellettuale e volitivo (i ragazzi del cavalcavia, gli ultras degli stadi) da quelle “del pugno chiuso” eredi del terrorismo ideologico degli anni settanta, e ogni tanto riemergenti anche nella società di oggi. Un quadro amaro, quello dipinto da Galimberti, che i capitoli conclusivi, che vorrebbero essere di sommessa proposta, appena attenuano, ma in modo poco confortante. Un libro da leggere, anche se inquietante, da parte di chi voglia cercare per lo meno di capire. (g.g.)
RivisteJ. Fallows, Dollaro cinese: perché la Cina finanzia continuamente gli USA?, L’Internazionale n. 734, pp. 30-36Segnalo un interessante articolo pubblicato di recente sulla rivista L’Internazionale. L’articolo approfondisce un tema da poco affrontato durante una relazione del nostro Progetto Giovani e per questo ne consiglio la lettura a tutti i partecipanti del corso. Nell’articolo viene illustrata la situazione finanziaria cinese, con particolare attenzione proprio alle relazioni economiche con gli Stati Uniti. L’autore (che è un giornalista americano) cerca di spiegare, con linguaggio semplice e comprensibile a tutti (e alcuni box che forniscono cifre precise ed interessanti), per quale ragione il governo della Cina, a fronte di tassi di crescita del Paese molto elevati, non reinvesta gran parte del risparmio prodotto per aumentare la qualità della vita della propria popolazione. La Cina preferisce piuttosto acquistare prodotti finanziari perlopiù statunitensi, garantendosi così una grande riserva di titoli espressi in dollari americani e finanziando di fatto il tenore di vita degli Stati Uniti, che come sappiamo da anni viene mantenuto tale grazie ad interventi esteri aggiuntivi alla capacità produttiva interna all’America. L’articolo prospetta anche alcune possibili evoluzioni future del quadro attuale, di sicuro interesse per le ripercussioni internazionali che questi equilibri precari probabilmente avranno. (m.ma.)
T. De Mauro, Analfabeti d’Italia: solo il 20% degli adulti italiani sa veramente leggere, scrivere e contare, L’ Internazionale n. 729Segnalo un articolo di Tullio De Mauro che riporta allarmanti dati raccolti da alcune indagini comparative svolte in diversi paesi fra il 1999 e il 2005. Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera o una cifra da un’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione italiana adulta possiede strumenti adeguati per orientarsi in una società contemporanea. Questi dati davvero preoccupanti sono presenti anche in altre società progredite, ma non nelle dimensioni italiane. Ovviamente, in un contesto dove la partecipazione alla vita politica e culturale è la vera garanzia di una società evoluta e pluralista queste ricerche appaiono particolarmente drammatiche, per non parlare delle conseguenze sul ristagno produttivo, indice proprio dei bassi livelli di competenza che si registrano nella maggioranza dei settori. (m.ma.)
R. Carlini, Il debito è mio e me lo gestisco io, L’Espresso, 21/2/2008, pag. 79 Quando svolgere gli esami di riparazione voluti da Fioroni? Mistero. Ogni scuola decide da sé. Da quest’anno i debiti formativi devono essere recuperati entro settembre con gli esami di riparazione ripristinati dalla riforma Fioroni. Roberto Carlini, in questo suo articolo, rende perfettamente il problema principale delle scuole medie superiori italiane: come salvare le ferie degli insegnanti senza ritardare l’inizio delle lezioni ed evitare i ricorsi? Un ulteriore esempio del fatto che oggi sempre di più, la scuola della formazione viene sotterrata dalla scuola della burocrazia. (t.g.)
C. Schmidt-Haeur, Y. Sànchez, Libera nella blogosfera, L’Internazionale n. 730, p. 60-61 In un momento politico potenzialmente così delicato per Cuba, questo articolo apre gli occhi sulle esperienze quotidiane di una giovane cubana che, grazie all’aiuto di un amico europeo, è riuscita ad aprire un blog in Internet e offre ospitalità alle voci di centinaia di suoi connazionali. L’accesso ad Internet è consentito solo al due per cento dei cubani: impiegati statali, ricercatori e medici, tutti gli altri possono solo aprire una casella di posta elettronica ed eventualmente consultare esclusivamente i siti cubani, gli altri sono oscurati. Le cose a Cuba stanno cambiando, sembra che Raul Castro stia tentando di favorire un’apertura economica del paese, ma la strada è ancora lunga e tutta in salita. (d.fa.)M. Lifsher, Il commercio delle assicurazioni, L’Internazionale, n. 734, pag. 78Negli Stati Uniti è in crescita il life settlement. Si compra la polizza vita stipulata da un anziano per poi incassarne la liquidazione finale. Il settore fa gola anche a Wall Street.I life settlement sono veri e propri investimenti sulla vita delle persone e sulla riscossione dei capitali a morte avvenuta. Gli operatori del life settlement sono ottimisti: dichiarano che è uno strumento vantaggioso sia per gli anziani che un investimento per Wall Street. Infatti, si tratta di prodotti sicuri (non soggetti all’influenza di fattori come l’aumento del prezzo del petrolio o la crisi della borsa). I critici sostengono invece che questo sistema sia «morboso e che abusa dell’assicurazione sulla vita e della sua promessa a garantire sicurezza ad una famiglia». Le autorità sono preoccupate perché le truffe sono in aumento e manca ancora una chiara regolamentazione di questo strumento finanziario. In Italia il life settlement non è ammesso ma sono offerti pacchetti finanziari che contengono polizze stipulate in altri mercati. (t.g.)
M. Pedelty, I voli accademici rovinano l’ambiente, L’Internazionale, n. 729Questo è il provocante titolo di un articolo comparso sull’ultimo numero della rivista Internazionale. L’autore, Mark Pedelty, sottolinea quanto ci sia da lavorare anche in campo accademico per la promozione di scelte intelligenti a favore dell’ambiente e dell’efficienza. Spesso si organizzano convegni per affrontare temi di ricerca dove i partecipanti sono costretti ad affrontare trasferte molto lunghe e viaggi aerei: la maggior parte di questi incontri potrebbero e dovrebbero però essere evitati, limitandone il numero ai soli dove la presenza fisica dei professori e degli scienziati sia assolutamente indispensabile. Per tutti gli altri casi esistono ormai tecnologie a buon mercato in grado di offrire risultati di tutto rispetto: la videoconferenza è ormai molto più di un’ipotesi astratta, e meriterebbe un’attenzione assai maggiore. L’articolo si chiude con una riflessione sibillina: non è che il piacere di viaggiare sia tale da condizionare le preferenze dei partecipanti? Tanto più che di solito la ricerca accademica in realtà funziona meglio letta che non recitata a qualche convegno. (m.ma.)
F. Basso, Coppie di fatto in aumento e i Comuni le riconoscono, Corriere della Sera, 12 febbraio 2008, p. 12Le coppie di fatto sono aumentate di molto negli ultimi dieci anni e secondo l’Istat i numeri sono destinati a crescere ancora nel futuro. Per questa ragione alcuni Comuni italiani, in assenza di una legge nazionale che regoli questi vincoli, hanno cercato soluzioni alternative. Nascono così i registri delle unioni civili o i certificati della «famiglia anagrafica basata su vincoli affettivi e di convivenza». A riprova dell’acerbità e della sporadicità di queste iniziative, l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) dichiara di non possedere un elenco dei Comuni che hanno scelto di fornire un’attestazione alle coppie di fatto. Pertanto, la strada verso una certificazione nazionale sembra essere ancora lunga. (t.g.)
G. Caprara, Un'astronave senza uomini. Al via la nuova era spaziale, Corriere della Sera on-line, 7 marzo 2008Si chiama Jules Verne la nuova astronave spaziale che non ha bisogno di uomini a bordo e la cui struttura è tutta europea. Il suo compito è quello di portare rifornimento e manutenzione alla Stazione Spaziale Internazionale che ruota intorno al Globo. E dovrà fare tutto da sola: “autoguidarsi con il Gps”, accendere i quattro motori che riporteranno la Stazione Spaziale nella direzione voluta e infine disintegrarsi sopra l’Oceano Pacifico. Un plauso a quest’opera di elevatissima tecnologia che ha coinvolto 1600 persone tra tecnici e ingegneri. (t.g.)
E inoltre…Segnalazione del film 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, di Cristian Mungiu, Romania 2007.Il film, premiato lo scorso anno a Cannes con la Palma d’oro, affronta un tema quanto mai attuale e dibattuto, l’aborto clandestino. Il regista rumeno non intende prendere una posizione nei confronti di un tema eticamente delicato, ma si limita a proporci il racconto di una ragazza, della sua vicenda personale e del microcosmo che le sta intorno, in maniera scarna e asciutta, senza mai scadere in facili forme di sentimentalismo e di patetismo. Nella Bucarest di metà anni Ottanta, dove l’aborto è illegale, una studentessa del Politecnico, Gabita, decide di interrompere la gravidanza e si affida all’amica Otilia, la quale affitta una camera in albergo e contatta un medico corrotto disposto all’intervento. La nudità e la durezza del racconto, che si snoda con distaccata partecipazione, non risparmiano nessuno, da Gabita, che si prepara all’aborto come se partisse per un festoso week-end, al medico preoccupato solo di far quadrare i conti e che chiede alle due ragazze una sordida prestazione sessuale per saldare il compenso troppo elevato, alle figure di comprimari, burocrati corrotti o intellettuali perbenisti avulsi dalla realtà. In questo desolato panorama umano, dove meschinità e inconsapevolezza sembrano il riflesso di un male sistemico, si erge Otilia, con tutta la sua fragilità e sofferenza, via via più conscia, e perciò più disperata, del vuoto che la circonda e della solitudine che la attende. La scena finale è magistrale e straziante, un pugno allo stomaco che difficilmente si dimentica. Dopo un fermo immagine sul feto espulso, Otilia, che nel frattempo ha dovuto provvedere a sbarazzarsene, raggiunge Gabita al ristorante dell’albergo e la trova intenta su un ricco piatto di fegatini, cuore e cervella. Alla domanda “perché”, l’amica, con naturalezza disarmante, risponde “avevo fame”. (a.s.)
Segnalazione mostra: Peggy Guggenheim e l’immaginario surreale.Vercelli, Arca - Chiesa di San Marco, 10 novembre 2007- prorogata al 16 marzo 2008Lo scorso mese di novembre a Vercelli, nella nuova struttura espositiva Arca, la Regione Piemonte e la Città di Vercelli, in collaborazione con la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, hanno inaugurato la mostra “Peggy Guggenheim e l’immaginario surreale”: più di cinquanta capolavori appartenenti alle collezioni veneziane e newyorkesi dei musei Guggenheim che sono stati riuniti per la prima volta appositamente per costruire il percorso di questo allestimento. I pionieri dell’immaginario surreale, Chagall, De Chirico, Picasso, accoglieranno il visitatore iniziandolo al viaggio fantastico tra i maestri del Surrealismo che prosegue con le opere di Miró, Dalí, Magritte e altri fino alle nuove generazioni influenzate dal movimento. (m.a.)
Segnalazione mostra: Canaletto e Bellotto. L’arte della veduta.Torino, Palazzo Bricherasio, 13 marzo-15 giugno 2008Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, uno dei più grandi pittori veneziani e della storia dell’arte e Bernardo Bellotto, non solo allievo del celebre maestro, ma anche suo nipote, vengono messi per la prima volta a confronto nella mostra “Canaletto e Bellotto. L’arte della veduta”, allestita a Palazzo Bricherasio, grazie a prestiti provenienti da tutto il mondo e dai più importanti musei internazionali. La rassegna, che consente di operare un immediato ed inedito confronto fra gli stili, le tecniche e la composizione dei due artisti veneziani, prevede anche una sezione dedicata ai “capricci”, con una selezione di cinquanta disegni (molti dei quali legati ai dipinti della mostra), la serie completa di acqueforti di Canaletto e otto piccole prove di Bellotto. (m.a.)
Segnalazione mostra fotografica: Il rischio non è un mestiere.Genova, Palazzo Ducale, 15 febbraio- 16 marzo 2008Dal 15 febbraio al 16 marzo (tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, lunedì escluso) il genovese Palazzo Ducale offre agli interessati la visione di una mostra fotografica un po’ particolare, per l’argomento trattato. S’intitola “Il rischio non è un mestiere. Il lavoro, la salute e la sicurezza dei lavoratori in Italia nelle fotografie delle collezioni ALINARI” e fa riflettere i visitatori sul tema della sicurezza del lavoro, argomento che ancora oggi riempie le pagine di cronaca dei quotidiani. Il percorso per immagini testimonia l’evoluzione e il cambiamento delle condizioni del lavoro in relazione al tema della sicurezza e della salute dei lavoratori nell’arco di quasi due secoli. L’obiettivo della mostra è di sensibilizzare e attrarre l’attenzione del pubblico, sviluppando una lettura critica e consapevole del fenomeno. (t.g.)
(hanno collaborato a questo numero: marzia abelli, alessio del sarto, deborah favareto, lorenzo formica, tatiana gandini, giorgio guala, marco madonia, monica meregaglia, sergio rubatto, alessia spigariol)
Novembre 2007 Numero Quindici
IN QUESTO NUMERO, RECENSIONI DI:
· P. Dacrema, La dittatura del pil. Schiavi di un numero che frena lo sviluppo, Marsilio, Venezia 2007.
· Alesina e F. Giavazzi, Il liberismo è di sinistra, Il Saggiatore, Milano 2007.
· M. Montemaggi, F. Severino, Heritage Marketing. La storia dell'impresa italiana come vantaggio competitivo, Franco Angeli 2007
· W. Kirn, Troppe cose tutte insieme, The Atlantic Monthly, in L’Internazionale 720, 23 novembre’07, pp. 56-60
· A. Alesina e F. Giavazzi, Il liberismo è di sinistra, Il Saggiatore, Milano 2007.
· S. Marchetti, Londra: una settimana senza tecnologia, www.corriere.it, 26/11/2007
· Goldstein, Quote rosa a Piazza Affari, www.lavoce.info, 28 Ottobre 2007
· F. Garelli, Questione cattolica e Partito democratico, Il Mulino n.5/07, pp. 805-813
· H. Mees, Crescita più lenta senza le donne, Il sole 24 Ore, 2 Novembre 2007
· G. Fregonara, Università in inglese, Corriere della Sera, 25 novembre 2007, p.10
· L. Maugeri, Il prezzo del petrolio e il demone dell’irrazionalità, Il Sole 24 Ore, 10 novembre’07
· L. Offeddu, La svolta dell’Europa: “Il Pil non dice tutto sulla qualità della vita”, Corriere della Sera, 20 novembre 2007, p. 14
· F. Toscani, Nutrizione artificiale: è una terapia, Corriere della Sera, 25 novembre 2007, p. 49
· A. Arachi, Le ragazzine e il sesso: a 12 anni senza limiti, Corriere della Sera, 20 novembre’07, p. 8
· A. Oz, Pace mai così vicina, tocca a Israele, Corriere della Sera, 20 novembre 2007, p.11
· Segnalazione del film Fast Food Nation, regia di Richard Linklater
· Segnalazione del film documentario ZERO. Inchiesta sull’11 settembre
· Segnalazione mostra Why Africa? La collezione Pigozzi.
· Segnalazione mostra Le Corbusier. Dipinti e disegni.
Ottobre 2007 Numero Quattordici
· M. Ferraris, Dove sei? Ontologia del telefonino, ed. Il Sole 24 Ore
· G. Zagrebelsky, La virtù del dubbio. Intervista su etica e diritto, (a cura di G. Preterossi) Laterza
· M. Frixione, Come ragioniamo, Laterza, Roma Bari 2007
· M. Motterlini, Economia emotiva - che cosa si nasconde dietro i nostri conti quotidiani, Rizzoli 2006
· Toth, Matematica ed emozioni, Di Renzo Editore 2004
· R. Newbury, J.M. Keynes. Vita pubblica e privata di un grande economista ed esteta trasgressivo, Boroli Editore, Milano 2007.
· V. Tanzi, Questione di tasse. La lezione dall’Argentina, Egea, Università Bocconi Editore, Milano 2007.
· C. Malandrino, “Tut etwas Tapferes”: compi un atto di coraggio. L’Europa federale di Walter Hallstein, Il Mulino, Bologna 2005.
· G. Zagrebelsky, Le culture democratiche tra identità e laicità, Adista 6 ottobre 2007, pp.2-4.
· Guerra Cabrera, Globalizzazione: cade un mito, http://italia.attac.org, 15 Ottobre 2007
· M. C. Guerra e S. Giannini, Famiglie e imprese nella manovra finanziaria 2008, www.lavoce.info, 1 ottobre’07
· L’eutanasia e il privilegio, Journal of Medical Ethics, October 2007, in l’Internazionale 713, 5 ottobre’07, p. 89
· Rubrica Portfolio, Note di Merito, l’Internazionale 715, 19/25 ottobre’07, pp. 38-41
· R. Salemi, Tutto è precario ma è bello così, La Stampa, 2 ottobre 2007, p. 23
· C. Saraceno, Welfare senza famiglia, La Stampa, 23 ottobre 2007, p. 39
· R. Bodei, Chi ci ha dato il diritto?, Il Sole 24 Ore, 21 ottobre’07, p.36
· V Festival della Scienza, Genova, 25 ottobre – 6 novembre’07
· Le collezioni del museo nazionale di Kabul
Giugno 2007 Numero Tredici
· L. Gallino, L'impresa irresponsabile, Einaudi, 2005
· R. Cesari, I fondi pensione, il Mulino, Bologna, 2007
· J.Habermas, Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale, Einaudi, Torino 2002
· N.Chomsky, M.Foucault, Della natura umana. Invariante biologico e potere politico, DeriveApprodi, Roma 2005
· Don A. Gallo, Io cammino con gli ultimi, Chinaski, Genova 2007
· Il pianeta impazzito- Fascicolo speciale, Atlante de La Repubblica, giugno’07
· N. Klein, L'IRAQ è in Canada, L'Espresso n° 24, 21 giugno 2007, pp.50-53
· P. Pontoniere, Personal Google, L'Espresso n° 24, 21 giugno 2007, pp.164-167
· G. Bosetti, Spin, i colpi a effetto della politica, www.caffeeuropa.it, 21 Giugno 2007
· M. C. Guerra, Cosa succede agli studi di settore, www.lavoce.info, 12 Giugno 2007
· AA.VV., Profilo dei laureati 2006, www.almalaurea.it
· S. Gulmanelli, Imparare da Curitiba, Specchio+, mensile de La Stampa, luglio’07, pp.64-68
· R. Chiaberge, Cari maturandi fate il vostro Emancipation Day, Il Sole 24 Ore, “Domenica”, 24 giugno 2007, p. 1.
· Magistà, Chiamalo, se vuoi, spezzatino accademico, inserto di La Repubblica del 20 giugno’07
· S. U., Un’agenzia ad hoc per la ricerca, Il sole 24 ore, 15 maggio’07, p.23
· P. Ichino, Il lavoro precario è fermo dal 2001. Le leggende sulla Biagi, Corriere della Sera, 18 giugno 2007, p.1
· Segnalazione del film-documentario La Partita Infinita
Associazione Cultura e Sviluppo Alessandria - Piazza F. de André, 76 - Alessandria - Tel 0131 222474 - Fax 0131 288298